sabato 2 aprile 2016

Ho cose nella testa. Alcune hanno i contorni, alcune sbavano. Quelle coi contorni sono pulite e di un colore primario. Vorrei dirtele, non scriverle, perciò le tengo dentro la bocca. Le altre non saprei nominarle, ma credo bastino il rosso il giallo e il blu per ogni sfumatura.
Come succede spesso parlo di quello di cui vorrei parlare. Ma tu sei pressoché irraggiungibile. Vorrei avere il tempo, quando è poco si ha l’impressione di sprecarlo. E’ sempre poco, così contato.
A volte avrei il coraggio di dirti molte cose guardandoti negli occhi. Adesso, ma tu non sei qui. Per cui scrivo, scrivo. Poi il momento passa e annego nel mio inchiostro virtuale.
Non riesco ad arrivare. Percepisco il fastidio dell’incomprensione come un materiale sgradevole sotto i polpastrelli. Hai ragione tu, nella chiarezza tagliente delle tue parole. Mi dici che non arriverai, e io imperterrita mi oppongo alle parole nell’inconscia convinzione che non siano legate ai pensieri.
Ma ho capito. La ragione, in volata e per pochi millesimi, scarta il cuore.
Queste isole di amore torneranno selvagge e disabitate. Ho sperato di mettere le radici sotto le palme.
C’è ancora molto d’inesplorato.
Ciao.

Soffitto viola.