lunedì 22 giugno 2015

La Giuditta è caduta giù, arrotolata su se stessa, lei, che ha tagliato la testa a Oloferne, ora è stesa sul mio pavimento. Anche le migliori, insomma, crollano.
Se potessi ritrarre un momento di felicità penserei a oggi. Alla Callas che fa trillare i cristalli e alle mie mani sporche di ingredienti - aglio e basilico. Mi farei un’istantanea e la appenderei al frigo
per ricordare come possa anch’io tagliare teste - alla noia e all’abitudine.


lunedì 15 giugno 2015

buchi neri

Ho perso la memoria. O meglio, è lì, ma non ricorda nulla. Si è rovinata, come il cervello di un malato di Alzheimer. C'erano - ci sono - delle incisioni mie. Le mie cose, abituata a vederle come soprammobili. Via tutto. Come aver sbattuto la tovaglia. 
Da un lato penso: sopravvivo. Dall'altro mi viene da piangere. I cambiamenti mi fanno sempre male, anche se mi fanno bene.
E.

mercoledì 10 giugno 2015

Scenografia

Vorrei fumare. Uscire in terrazza, il gesto rilassato dell'accendere la sigaretta, guardare un punto lontano, immaginario, e  godermi qualche centimetro di veleno. Avere una scusa per stare lì, come tutto fosse contorno a quel momento di piacere. Stringermi nelle spalle per il fresco, come lo stessi sopportando mio malgrado. Come non volessi dare la soddisfazione, a quello spettacolo, a quella bellezza blu, di essere lì per lei. Come dire: questa sera è perfetta per caso, sfondo ai miei cinque minuti. Posso sopportarla, stare sola davanti a lei perché sono solo uscita un attimo, parentesi velenosa e balsamica.
Ma non lo faccio. Non sono sufficienti le scuse, non fumo nemmeno. Devo accettare la sopraffazione del perfetto, dell'ideale, dell'unico.