sabato 8 febbraio 2014

Immagino il mio cervello pieno di torrenti sotterranei, che scorrono in cunicoli stretti, con una pressione fortissima; vorrebbero uscire e zampillare come fontane, ma ho cementificato ogni apertura. E loro premono, s'ingrossano. Devo far saltare i tappi e poi nuotare, stare a galla finché scorre via tutto. E se annego?
La sensazione di affogare sarà inevitabile, pur vedendo la terra o sapendo che c'è.
Come si fa. Solo quando si è al limite ci si decide ad ingoiare una dose così enorme di terrore, invece che affrontarlo a piccole dosi quando se ne ha la possibilità.
E' come non voler vomitare per paura del fiato che si strozza, mentre la nausea toglie ogni forza.

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