venerdì 27 settembre 2013

In un mare di innocenza addormentata leggo Se questo è un uomo.
Riaffiorando dall'angoscia delle pagine alzo gli occhi e guardo i bimbi che dormono, ignari di cosa sia il mondo.
Non so quale sia il  mio sentimento: probabilmente dispiacere.



domenica 22 settembre 2013

Ben oltre le idee
di giusto e sbagliato
c'è un campo.

Ti aspetterò laggiù.


Jalaluddin Rumi



giovedì 19 settembre 2013

Uomo ammalato d'uomo

Deliri d'onnipotenza: "quel fiore è talmente bello che sembra finto".
L'esatto opposto: semmai siamo noi ad apprendere (più propriamente copiare) e la Natura a insegnare.
Ma applausi al sapiens sapiens.




lunedì 16 settembre 2013

Ho tante strade intorno e nessuna dentro.

A. Baricco - Oceano Mare



domenica 15 settembre 2013

Precipitazioni

Trottola giù un rigagnolo di acqua salata, ingrigita, mi sporca la tempia di nero, il contorno del mio occhio cola, sbava tutto, se fosse vero avrei un occhio che sta scivolando in terra, in una pozza che bagna il pavimento, e non avrei più niente per guardare questo cielo grigio, che chiama acqua e fulmini, che sta fermo e non manda aria, che soffoca ma mi fa stare bene, mi attira nel suo abbraccio autunnale, non vedo l’ora di vedere le foglie secche per terra, di mettere la sciarpa, di quel vento che fa volare tutto, di sentire volentieri i capelli sciolti sul collo, delle mie calze, della pioggia e dei cretini che se ne lamentano, non vedo l’ora di camminare tra gli alberi gialli, di infilarmi in una cioccolateria, di scaldarmi la punta delle dita col fiato, di scrivere mentre fuori tira il vento, di accendere il fuoco, di fare il bagno bollente. 
Autunno, autunno, autunno!



mercoledì 11 settembre 2013

Molto forte, incredibilmente vicino

Ho letto che è stata la carta a tenere acceso l’incendio nelle torri gemelle. Tutti quei quaderni, le risme di fogli per fotocopie, le stampate delle e-mail, le foto dei figli, i libri, i dollari nei portafogli e i documenti negli archivi. Erano combustibile. Forse se vivessimo in una società senza carte il mio papà sarebbe ancora vivo. Ho cercato le cartine e i disegni fino a trovare il corpo che cadeva.
Era papà? Forse.
Chiunque fosse, era qualcuno.
Ho strappato le pagine dal libro, le ho rimesse al contrario, in modo che l’ultima fosse la prima e la prima fosse l’ultima. Le ho sfogliate velocemente e sembrava che l’uomo stesse alzandosi in cielo.
E se avessi avuto altre fotografie, sarebbe volato dentro una finestra e dentro la torre e il fumo sarebbe stato aspirato nel buco da cui l’aereo stava per uscire. Papà avrebbe lasciato i suoi messaggi a rovescio finché la segreteria sarebbe stata vuota e l’aereo sarebbe volato all’indietro fino a Boston. Papà avrebbe preso l’ascensore per scendere in strada e schiacciato il bottone per l’ultimo piano. Avrebbe camminato all’indietro fino al metrò e il metrò sarebbe andato indietro nel tunnel fino alla nostra fermata.
Papà avrebbe superato il tornello all’indietro e poi fatto sfilare al contrario la sua tessera della metropolitana e sarebbe tornato a casa camminando all’indietro mentre leggeva il “New York Time” da destra a sinistra.
Avrebbe sputato il caffè nella tazza, si sarebbe sporcato i denti e si sarebbe messo i peli in faccia con il rasoio. Sarebbe tornato a letto, la sveglia avrebbe suonato al contrario, e lui avrebbe fatto i sogni al contrario. Poi si sarebbe alzato alla fine della sera prima del giorno più brutto.
Sarebbe indietreggiato in camera mia fischiettando al contrario ‘I am the warlus’.
Sarebbe stato nel letto con me.
Avremmo guardato le stelle sul soffitto, che avrebbero allontanato la loro luce dai nostri occhi.
Io avrei detto: “Niente” alla rovescia.
Lui avrebbe detto: “Sì, pulce” alla rovescia.
Io avrei detto: “Papà?” alla rovescia, che non è così diverso da papà detto normalmente.
Mi avrebbe raccontato la storia del sesto distretto, dalla voce nel barattolo fino all’inizio, da “Ti amo” a “Una volta, ma tanto tempo fa…” e saremmo stati salvi.


Molto forte, incredibilmente vicino - Jonathan Safran Foer


domenica 8 settembre 2013

E’ naturale, fra più cose in movimento, percepirne una che sta ferma e osserva. Se poi ti osserva, te ne accorgi prima. Dorina si sentì come trattenuta, e senza sapere quello che faceva si mise a cercare fra gli estranei.
Allora lo riconobbe. L’impressione fu che la vita le volesse restituire qualcosa.
Potevano tirare dritto. Tornare a casa e fare tutto un po’ più lentamente, dicendosi niente, non è niente, passa subito, fingendo di conservare la speranza che si sarebbero incontrati ancora, e così lasciare che il tempo facesse sfumare le loro facce per ognuno dei giorni successivi in cui, con mille scuse, avrebbero fatto in modo da non tornare in quella strada, e quando finalmente sarebbe stato troppo tardi avrebbero potuto dire che cretino, che cretina.
Dorina già si vedeva per le scale di casa, aggrappata al corrimano, a guardare uno a uno i gradini preparandosi alla miseria di quei giorni. Allora capì che non aveva qualcosa di meglio da difendere. Che poteva andare. Che se si fosse guardata indietro prima di partire non avrebbe voluto portare niente con sé.
Gli andò dritta incontro, con le narici dilatate dalla convinzione.
-Posso fare un tratto con te?
Lui le guardò le parole, poi rispose con la domanda peggiore che poteva farle.
-Ma non stai scendendo?
-Sì.
E si avviarono insieme, in salita.
Lui le offrì la metà di ombrello che le doveva, tenendo un'apertura del braccio pateticamente ambigua. Lei s'affaccendava con la zip della giacca a vento. Pioveva meno. 
<<Ma guarda tu, sto tornando indietro>> pensò lei riconoscendo le mattonelle che si era appena indaffarata a non prendere. Poi, come un lampo: <<Il caso non è casuale. Fa quello che non gli viene impedito>>.
- Dorina, - disse.
- Come? - fece lui, e quando si girò andò a finire con gli occhi su uno spicchio del suo collo. Portava una collanina d'oro sottilissima con un pendaglio piccolo piccolo a forma di goccia. Pensò alla trafila della pastina da brodo. In una maglia s'erano impigliati dei capelli. Rossi. Se ne accorse soltanto allora.
- Dorina,- ripeté lei.
Allora lui si fermò. Stava per cacciare l'altra mano fuori dalla tasca, ma si represse in tempo.
- Livio. Livio.


Diego De Silva - La donna di scorta