giovedì 10 gennaio 2013

Studio

Tu devi conoscere
La condizione che produce il mio riso.
Toccare sul mio viso un brillantino,
Di quelli che appaiono, senza sapere come
Avvicinare ciò che le mie papille gustative aspettano.
Ma tu non sai, cos'io ami.
E ignori la sensibilità al colore
Mentre io ti scopro, dietro al vetro.
Mentre tu mi tocchi e non impari.


6 commenti:

  1. Questa è la migliore in assoluto - assoluto -assoluto. E' quell'esatto equilibrio tra racconto e metafora di cui ho cercato di parlarti prima: dici meno, ma nello stesso tempo dici (tacendo) un milione di cose. Apprezzatissimo il ritmo, l'inizio e il finale. Apprezzatissimo quell'imperativo con cui ti rivolgi a lui, e in cui costringi noi lettori a sentirci chiamati in causa pur non essendolo. Al suono di quell'ordine ci viene quasi da guardarci intorno imbarazzati (non ce lo aspettavamo che ti rivolgessi proprio a noi, per di più attaccandoci feroce, proprio alla prima riga!)
    Prima e ultima riga di grande forza emotiva.
    Personalmente avrei aggiungo un segno di punteggiatura alla fine di quarta riga, la metafora delle papille gustative non mi convince appieno (mi pare uno sforzo semantico eccessivo, un nascondere - sotto parole che si sforzano di essere importanti/acute/metaforiche - un significato troppo semplice, che come tale poteva essere espresso senza tutto questo funambolismo)...e infine stonato quel "cos'io".....Lasciare "cosa io"? Sempre secondo il mio parere, la comunicazione poetica (mi scuso se uso l'aggettivo "poetico" per il tuo lavoro, ma mi semplifica le cose) dovrebbe quanto possibile cercare di imitare la normale voce che si usa per discorrere, nascondendo al suo interno i significati profondi, quasi con noncuranza. Ergo il "cos'io" mi sembra - un pò come nel verso delle papille - un qualcosa di semplice che cerca di apparire bello e complesso, col risultato di apparire solo un pò forzato.
    Stranamente, il finale mi ha fatto venire in mente la metrica medioevale, dolce stil novo, addirittura l'Ariosto e Orlando il Paladino, Petrarca o giù di li: non chiedermi perchè.
    A parte questo, mi sottometto ancora una volta al terribile Captcha per farti i complimenti, e ti passo questo link a poesie (sulla poesia, poi) della mia amatissima Wislawa Szymborska, che trovo la poetessa più DEVASTANTE di tutti i tempi, capace di trapanarti il cuore con una noncuranza che ha del fenomenale.
    http://gaianews.it/rubriche/editoriale/il-poeta-non-e-un-punto-fermo-ma-due-punti-17247.html#.UPCnU-Q3hPM

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  2. Grazie per l'attenzione con cui mi leggi.
    Rispetto alla punteggiatura: ci sono stata sopra molto, e questo è l'effetto che più mi piaceva (sempre per la storia del ritmo che sento).
    Per quanto riguarda le papille gustative: idem. Volevo dire quello e quello ho detto. E' semplice, è la quotidianità, credo tu abbia compreso in pieno cosa volessi dire. Non mi sembra una forzatura, e in realtà non è nemmeno una metafora... ci ho riflettuto abbastanza per sceglierlo.
    Cos'io: potrebbe starci un "cosa io", ma assumerebbe una cadenza che non mi piace quanto questa. L'apostrofo fa scivolare via.
    Non posso che arrossire per l'associazione mentale con Ariosto e Petrarca.
    Infine, Szymborska: che dire. Meglio tacere!

    PS: odio il captcha e cercherò di eliminarlo.

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  3. Ovviamente le mie non sono "critiche", non sono qui per "insegnarti il mestiere" o per costringerti a fare dei cambiamenti. L'unica cosa che cerco di darti, l'unica cosa che mi sembra sensata e realmente un utile omaggio al tuo lavoro (in fondo non è che ti sto pagando uno stipendio o hai l'obbligo di produrre tot poesie al giorno etc etc) è il farti sapere come appare alla gente (anche se sono solo io) quello che tu scrivi, visto che di solito chi fa arte non riesce poi a guardarla con occhio "esterno", dall'esterno, come un semplice osservatore. Ti dico quello che un qualcuno qualsiasi come posso essere io percepisce quello che tu metti su "carta", ecco tutto. Penso che sia molto interessante e piacevole per chi produce qualcosa, no?
    Saluti.

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    1. Assolutamente sì, anche perché le rileggo talmente tante volte che alla fine le sento come vorrei ma non come in realtà appaiono. Per cui il tuo sguardo mi interessa e ti ringrazio.

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  4. Che bella!

    Grazie mille per il commento, CIAO!!!

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  5. In fondo il bello sta tutto nell'imparare

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