martedì 8 gennaio 2013

Resto

Ogni volta che passo dalla stazione
la tentazione è la stessa: prendere, andare. 
Una partenza per Trieste, Venezia, sul tabellone, basta a farmi trasalire. 
Vorrei sparire e avvisare poi, dai binari: "vado via".
Neanche lontano, col corpo. Anni luce con la mente.
Qualche giorno, tempo di trovare una scusa per restare. O per tornare.




7 commenti:

  1. a naso mi piace meno della precedente, la trovo meno "metaforica" e più "cronachistica", e dal mio punto di vista essere raccontatori di cronaca in poesia non giustifica l'uso dei versi. E' come mettere in rima la lettura di un articolo sulle primarie del PD, converrai con me che non è utile. Detto questo, però, che come ripeto è pura opinione personale, mi pare che la musicalità dei versi sia davvero bella. Le parole rotolano, si susseguono veloci rotolando proprio come le ruote di un treno sui binari. molto affascinante.

    RispondiElimina
  2. ah, ho dimenticato di citare il titolo, che trovo molto bello in quanto distrugge l'impalcatura del testo ancora prima che esso inizi a mettersi in piedi.

    RispondiElimina
  3. Io non scrivo poesie. Implica una definizione precisa e una conoscenza che non ho. Mi fa piacere quello che dici perché mentre scrivo ho in testa un'idea di ritmo che voglio dare alle frasi, per questo vado a capo e inserisco la punteggiatura. Il titolo, ci ho pensato abbastanza. Grazie

    RispondiElimina
  4. capisco, ed è chiaro. la mia "critica" era riferita al fatto che - almeno secondo il mio parere - se si scrive qualcosa che ha una trama più o meno complessa, e lo si fa in versi, si rischia di usare tali versi senza che ce ne sia bisogno. E' un confine sottile quello che separa lo scrivere non poesie ma "poeticamente" e lo scrivere prosa...ma in versi. PEr quello mi riferivo all'articolo poetato: se non si scrive poesia ma si scrive vagamente poetando di temi non nati per essere espressi poeticamente, a volte l'effetto può sembrare inutilmente artistico. Ho fatto un casino.

    RispondiElimina
  5. Ho capito quello che intendi. Prendi questo modo di scrivere come una necessità (quasi una fuga): non ho l'abilità di scovare parole che scorrano da sole, che contengano una musicalità che mi soddisfi, perciò cerco di cavarmela coi margini, gli spazi, le virgole. Mi avvicino a quello che vorrei anche sonoramente esprimere.

    RispondiElimina