lunedì 30 dicembre 2013

Sono un tetrapak, cartone e alluminio, un cubo da cui non esce mai tutto; c’è sempre il fondo denso che sbatte negli angoli, che non viene succhiato fuori. Sono quel contenitore lasciato umido, di materiale ibrido, indecifrabile, potenzialmente inquinante. La disattenzione mi rende un rifiuto tossico.


domenica 22 dicembre 2013

" Ho perso la pace conoscendo le tue mani. Come potrei ritrovarla, o anche solo desiderarla, adesso? Ora che la mia pelle ha scoperto il fuoco nulla è più freddo della distanza.
Il tempo scorre in un altro modo, fuori e dentro di me. I giorni non hanno significato, non sono più tuoi, né miei, non sono nostri. Domenica è domenica. 
La ferita spalancata torna a chiudersi inghiottendo l’infezione, nessuno finisce di medicarla, io lì non ci arrivo. Ho la febbre di nuovo.
Te ne sei andato, il mondo ha allargato le sue ingannevoli braccia; la misura di quell'abbraccio coincide col tuo corpo, e nulla più. Ti rende immobile. Vorrei liberarti, tagliare quelle braccia strette. Ma tu mi vedi e non fai nulla. E vorrei parlarti, riempirti di voce, dire qualcosa di ingenuo, dire 
sono qui. fai un passo, amore. "





martedì 17 dicembre 2013

Falso Movimento


tu mi guardi negli occhi
io non so dove guardarti
stasera sono un libro aperto:
mi puoi leggere fino a tardi.

lunedì 16 dicembre 2013

Penso seriamente che i gamberetti abbiano una vita migliore della nostra. Hanno una memoria di due secondi, e per costituzione sono privi della spina dorsale. Perciò sono molluschi e si comportano come tali, ogni due secondi da capo. Coerenti.
Mentre noi, colonna vertebrale e memoria a lungo termine, siamo una massa di invertebrati infelici. 
Bisognerà credere alla reincarnazione per sopportare una vita così.

mercoledì 11 dicembre 2013

Ammiro la mia Aloe arborescens, mi sento una madre adottiva.
Tutto sommato, vorrei solo prendermi cura di te.

martedì 3 dicembre 2013

L'occhio inganna e sforzarmi di vedere la realtà non mi entusiasma. Decido di abbandonarmi all'illusione, così tutto sembra (in)credibile. 
L'artista conosce l'imbroglio, le mie perle sono false...
Mi domando se l'intima certezza della verità consoli, anche solo un po', l'anima dell'onesto.



giovedì 28 novembre 2013

Le più belle lettere d'amore di tutti i tempi



da Charles Bukowski a Pamela Brandes



17 Luglio 1976
Pam-
mille merdose grazie per niente, stronza.




martedì 19 novembre 2013

Non mi curo di me, mi disintegro, il peso del rifiuto scompone anche gli animi più volenterosi.
Sei lontano, la tua scelta è lontano da me, mi abbandoni come un cane in autostrada. Mi fai viaggiare a cento chilometri orari e poi apri lo sportello, scendi, mi dici, è stato bello, ora scendi. Cosa cazzo faccio in mezzo a un’autostrada, diventi un puntino, cosa cazzo faccio.
Sono una spostata, questo pensano di una ferma nella piazzola di sosta. Cos’altro sono. Solo un corpo appoggiato. Il pensiero della tua presenza che svanisce mi contorce. Com’è possibile la fine dell’amore. Com’è possibile volerlo. Cosa non ami più di me, amore, cosa, dimmelo e io lo getto via. Strappami di dosso ciò che non ami, distruggilo, e prendimi. Non sei più nemmeno un puntino, sei un pensiero, sei già un ricordo, non sei più niente. I ricordi non esistono. Sono in lutto. Sei morto. Il mondo ti ha risucchiato, non hai senso di esistere lontano da me, non ha senso il pensiero di te. Anche io sono morta, questo involucro pulsante non esiste senza il tuo. Marcirò qui in piedi sull'asfalto, mi decomporrò di fronte alle macchine che passano, altri noi che corrono, prima di abbandonarsi. Mi mangeranno i vermi, gli insetti, le mosche, resteranno i vestiti per le tarme. Io non mi muovo, non so cosa vuol dire muoversi. Sarò un nido di schifose larve che si nutrono di dolore. Starò qui fino a quando non l’avranno ingoiato tutto, fatto sparire ogni traccia dello schifo che sono. Starò qui fino a quando mi avranno digerito, quando sarò un rifiuto odioso. Tu corri lontano, non mi scegli, mi uccidi consapevolmente, corri verso il tuo suicidio. Ti amo da questo pezzo di asfalto, sudicia, sciolta sul catrame, immonda, inconsistente. Tu sei la mia inesistenza. *





*Sto bene, mi lascio solo un po' prendere la mano.

martedì 12 novembre 2013

Posto Sicuro

I granelli di sabbia sotto i polpastrelli,
i raggi di sole sulla pelle... :
funziona al tuo posto. Lì vorresti essere ma posso cancellarti, svanisci come un'ombra!
Ah, che liberazione!
Il mare per me.



martedì 5 novembre 2013

L'Eleganza

Un animale che viene sostanzialmente "bevuto" dai suoi predatori 
ma che è in grado di paralizzare e uccidere con una carezza.




giovedì 31 ottobre 2013


Forse un mattino andando in un'aria di vetro,
arida, rivolgendomi, vedrò compirsi il miracolo:
il nulla alle mie spalle, il vuoto dietro
di me, con un terrore di ubriaco.

Poi come s'uno schermo, s'accamperanno di gitto
alberi case colli per l'inganno consueto.
Ma sarà troppo tardi; ed io me n'andrò zitto
tra gli uomini che non si voltano, col mio segreto.


Montale - Ossi di Seppia


venerdì 25 ottobre 2013

Stechiometria

Se le re(l)azioni fossero semplici come nella chimica ...

Con un po' d'impegno, si potrebbe persino distillare.





(Ciao Dani!)

mercoledì 16 ottobre 2013

Fata Morgana



Oh, vedo tutto attraverso sabbia rossa e deserto
Ho sete, ho sete di te che non sei qui
Stella caduta dagli occhi,
Che voli sul mio deserto
Ho sete, le nuvole mi cadono dentro,
Cerchio che ha perso il suo centro,
Perché ha smarrito ogni senso
Oh, sabbia rossa e deserto
Lunga scala d'aria che sale dal deserto
Non c'è confine tra l'occhio dentro e l'occhio fuori
Morgana
Lenta processione all'alba nel deserto
Fata Morgana ha già cambiato ogni profilo
Aspetto a parlare prima che l'illusione si sia mossa
Poi scopro il confine che dall'infinito vola dentro di me
Morgana
Ho sete significa che sono vivo
Che importa se l'ultimo o il primo
Il cuore vuol battere ancora, ancora
Oh, sabbia rossa e deserto
La sento negli occhi, in fondo ai miei occhi,
Salire dal mare passando dal cuore.

sabato 12 ottobre 2013

Correr es mi destino


Siamo così superbi da permetterci dei confini, appropriarci di territori, respingere chi fugge dalla morte. Solo perché ce lo dice una linea sulla cartina. Ma esiste un altro essere vivente tanto stupido?

giovedì 10 ottobre 2013

“DOTTORESSA, IL DOLORE È MOLTO FORTE, AIUTAMI”
Durante una visita sul Polibus
“Doctor the pain is very strong, please help me”. “Dottoressa, il dolore è molto forte, aiutami”. Seikou ha dolori per tutto il corpo, cammina a fatica, ha male quando muove le braccia. È arrivato in Italia dall’Eritrea dopo un viaggio durato mesi, tra cassoni di camion, poca acqua e poco cibo, una barca che galleggiava a mala pena.

“Dottoressa, il dolore è molto forte, aiutami”, dice, mentre lo visitiamo sull’ambulatorio mobile a Siracusa, appena fuori dall’Umberto I, il centro dove vengono ospitate le persone che stanno sbarcando sulle coste del sud-est siciliano. Gli chiediamo in che condizioni ha viaggiato sul barcone. Lui, steso sul lettino, ci guarda, si guarda intorno e si rannicchia in un angolo, con le gambe flesse sul tronco e la braccia a tenerle strette al petto. “In this way, for 3 days”, “In questo modo, per 3 giorni”.Gli spieghiamo che ha bisogno di riposo, cibo e acqua per riprendersi dal viaggio, che i suoi muscoli sono stanchi e per questo sente male. Ci sorride sollevato. Seikou ha 20 anni e parla bene inglese. “I would like to learn Italian language, otherwise I cannot go to school”, “Mi piacerebbe imparare l’italiano, altrimenti come faccio ad andare a scuola?”.

Seikou torna ogni sera al Polibus, noi gli scriviamo su un foglio alcune frasi in inglese con il corrispettivo in italiano, le leggiamo con lui, lui le ripete, poi mette il foglio in tasca e la mattina dopo, quando arriviamo, lo troviamo che studia i nostri appunti. Diverse sere non siamo riusciti a vederci, avevamo troppi pazienti. “No problem, I understand”. “Tranquilli, lo capisco”.

-- Daniela, medico sull'ambulatorio mobile a Siracusa 





mercoledì 9 ottobre 2013

La grande bellezza

Potrebbe essere nei miei occhi che si gonfiano al buio, durante una scena qualunque
nel desiderio puro di essere al posto di qualcun altro
purché il mio si cancelli.



sabato 5 ottobre 2013

Gli occhi aperti non vedono niente

D'un tratto tutto scompare, il pensiero di poco prima lontano, la sua emozione...
Svuotato il corpo come con un cucchiaino_
Nulla più che un guscio.





martedì 1 ottobre 2013

Un buco nero risucchia il mio corpo, lo sfila via dalla mente.
Resto con me stessa, privata di materia. Cerco di trattenerla come posso, ma lei ha un’altra direzione, non più la mia forma. Il terrore la divora, con morsi grandi e voraci, la inghiotte senza masticare. Lo sento attraversarmi da parte a parte, freddo e infuocato.
In un bicchiere d’acqua si dissolve ciò che non risolve: nuova materia, nuovo panico. 


venerdì 27 settembre 2013

In un mare di innocenza addormentata leggo Se questo è un uomo.
Riaffiorando dall'angoscia delle pagine alzo gli occhi e guardo i bimbi che dormono, ignari di cosa sia il mondo.
Non so quale sia il  mio sentimento: probabilmente dispiacere.



domenica 22 settembre 2013

Ben oltre le idee
di giusto e sbagliato
c'è un campo.

Ti aspetterò laggiù.


Jalaluddin Rumi



giovedì 19 settembre 2013

Uomo ammalato d'uomo

Deliri d'onnipotenza: "quel fiore è talmente bello che sembra finto".
L'esatto opposto: semmai siamo noi ad apprendere (più propriamente copiare) e la Natura a insegnare.
Ma applausi al sapiens sapiens.




lunedì 16 settembre 2013

Ho tante strade intorno e nessuna dentro.

A. Baricco - Oceano Mare



domenica 15 settembre 2013

Precipitazioni

Trottola giù un rigagnolo di acqua salata, ingrigita, mi sporca la tempia di nero, il contorno del mio occhio cola, sbava tutto, se fosse vero avrei un occhio che sta scivolando in terra, in una pozza che bagna il pavimento, e non avrei più niente per guardare questo cielo grigio, che chiama acqua e fulmini, che sta fermo e non manda aria, che soffoca ma mi fa stare bene, mi attira nel suo abbraccio autunnale, non vedo l’ora di vedere le foglie secche per terra, di mettere la sciarpa, di quel vento che fa volare tutto, di sentire volentieri i capelli sciolti sul collo, delle mie calze, della pioggia e dei cretini che se ne lamentano, non vedo l’ora di camminare tra gli alberi gialli, di infilarmi in una cioccolateria, di scaldarmi la punta delle dita col fiato, di scrivere mentre fuori tira il vento, di accendere il fuoco, di fare il bagno bollente. 
Autunno, autunno, autunno!



mercoledì 11 settembre 2013

Molto forte, incredibilmente vicino

Ho letto che è stata la carta a tenere acceso l’incendio nelle torri gemelle. Tutti quei quaderni, le risme di fogli per fotocopie, le stampate delle e-mail, le foto dei figli, i libri, i dollari nei portafogli e i documenti negli archivi. Erano combustibile. Forse se vivessimo in una società senza carte il mio papà sarebbe ancora vivo. Ho cercato le cartine e i disegni fino a trovare il corpo che cadeva.
Era papà? Forse.
Chiunque fosse, era qualcuno.
Ho strappato le pagine dal libro, le ho rimesse al contrario, in modo che l’ultima fosse la prima e la prima fosse l’ultima. Le ho sfogliate velocemente e sembrava che l’uomo stesse alzandosi in cielo.
E se avessi avuto altre fotografie, sarebbe volato dentro una finestra e dentro la torre e il fumo sarebbe stato aspirato nel buco da cui l’aereo stava per uscire. Papà avrebbe lasciato i suoi messaggi a rovescio finché la segreteria sarebbe stata vuota e l’aereo sarebbe volato all’indietro fino a Boston. Papà avrebbe preso l’ascensore per scendere in strada e schiacciato il bottone per l’ultimo piano. Avrebbe camminato all’indietro fino al metrò e il metrò sarebbe andato indietro nel tunnel fino alla nostra fermata.
Papà avrebbe superato il tornello all’indietro e poi fatto sfilare al contrario la sua tessera della metropolitana e sarebbe tornato a casa camminando all’indietro mentre leggeva il “New York Time” da destra a sinistra.
Avrebbe sputato il caffè nella tazza, si sarebbe sporcato i denti e si sarebbe messo i peli in faccia con il rasoio. Sarebbe tornato a letto, la sveglia avrebbe suonato al contrario, e lui avrebbe fatto i sogni al contrario. Poi si sarebbe alzato alla fine della sera prima del giorno più brutto.
Sarebbe indietreggiato in camera mia fischiettando al contrario ‘I am the warlus’.
Sarebbe stato nel letto con me.
Avremmo guardato le stelle sul soffitto, che avrebbero allontanato la loro luce dai nostri occhi.
Io avrei detto: “Niente” alla rovescia.
Lui avrebbe detto: “Sì, pulce” alla rovescia.
Io avrei detto: “Papà?” alla rovescia, che non è così diverso da papà detto normalmente.
Mi avrebbe raccontato la storia del sesto distretto, dalla voce nel barattolo fino all’inizio, da “Ti amo” a “Una volta, ma tanto tempo fa…” e saremmo stati salvi.


Molto forte, incredibilmente vicino - Jonathan Safran Foer


domenica 8 settembre 2013

E’ naturale, fra più cose in movimento, percepirne una che sta ferma e osserva. Se poi ti osserva, te ne accorgi prima. Dorina si sentì come trattenuta, e senza sapere quello che faceva si mise a cercare fra gli estranei.
Allora lo riconobbe. L’impressione fu che la vita le volesse restituire qualcosa.
Potevano tirare dritto. Tornare a casa e fare tutto un po’ più lentamente, dicendosi niente, non è niente, passa subito, fingendo di conservare la speranza che si sarebbero incontrati ancora, e così lasciare che il tempo facesse sfumare le loro facce per ognuno dei giorni successivi in cui, con mille scuse, avrebbero fatto in modo da non tornare in quella strada, e quando finalmente sarebbe stato troppo tardi avrebbero potuto dire che cretino, che cretina.
Dorina già si vedeva per le scale di casa, aggrappata al corrimano, a guardare uno a uno i gradini preparandosi alla miseria di quei giorni. Allora capì che non aveva qualcosa di meglio da difendere. Che poteva andare. Che se si fosse guardata indietro prima di partire non avrebbe voluto portare niente con sé.
Gli andò dritta incontro, con le narici dilatate dalla convinzione.
-Posso fare un tratto con te?
Lui le guardò le parole, poi rispose con la domanda peggiore che poteva farle.
-Ma non stai scendendo?
-Sì.
E si avviarono insieme, in salita.
Lui le offrì la metà di ombrello che le doveva, tenendo un'apertura del braccio pateticamente ambigua. Lei s'affaccendava con la zip della giacca a vento. Pioveva meno. 
<<Ma guarda tu, sto tornando indietro>> pensò lei riconoscendo le mattonelle che si era appena indaffarata a non prendere. Poi, come un lampo: <<Il caso non è casuale. Fa quello che non gli viene impedito>>.
- Dorina, - disse.
- Come? - fece lui, e quando si girò andò a finire con gli occhi su uno spicchio del suo collo. Portava una collanina d'oro sottilissima con un pendaglio piccolo piccolo a forma di goccia. Pensò alla trafila della pastina da brodo. In una maglia s'erano impigliati dei capelli. Rossi. Se ne accorse soltanto allora.
- Dorina,- ripeté lei.
Allora lui si fermò. Stava per cacciare l'altra mano fuori dalla tasca, ma si represse in tempo.
- Livio. Livio.


Diego De Silva - La donna di scorta


venerdì 30 agosto 2013

Amputare tutte le diramazioni: un cerchio di colore semplice, visibile.
Definibile.
Allora ciò che è banale, banale risulterebbe.


sabato 24 agosto 2013

Sensazione

Nelle azzurre sere d'estate, andrò per i sentieri,
punzecchiato dal grano, a pestar l'erba tenera:
trasognato sentirò la frescura sotto i piedi
e lascerò che il vento mi bagni il capo nudo.

Io non parlerò, non penserò più a nulla:
ma l'amore infinito mi salirà nell'anima,
e me ne andrò lontano, molto lontano come uno zingaro,
nella Natura, lieto come con una donna.

Rimbaud





mercoledì 14 agosto 2013

Ottimismo.

Devo smettere di dare una ragione romantica a tutto quello che accade. La gente sceglie per interesse, tutt'al più a caso. 
Il mio medico non ha scelto la specializzazione in dermatologia perché ritiene la pelle un bell'organo. 
Anche se ho raccolto le carte di caramelle, non cambia niente.
Pinco sposa Palla perché è così che vanno le cose, si emozionano anche.
Dono il sangue per sentirmi migliore.
___________________________
Mi intristisce. Siamo animali ammalati. 



lunedì 12 agosto 2013

Viuamus, mea Lesbia, atque amemus,
rumoresque senum seueriorum
omnes unius aestimemus assis.
Soles occidere et redire possunt;
nobis cum semel occidit breuis lux,
nox est perpetua una dormienda.
Da mi basia mille, deinde centum,
dein mille altera, dein secunda centum,
deinde usque altera mille, deinde centum;
dein, cum milia multa fecerimus,
conturbabimus illa, ne sciamus,
aut ne quis malus inuidere possit,
cum tantum sciat esse basiorum.


Viviamo, Lesbia mia, e amiamo
e non badiamo alle chiacchiere dei soliti vecchi troppo severi.
Il sole tramonta e poi risorge,
ma noi, una volta che il nostro breve giorno si è spento,
dobbiamo dormire una lunga notte senza fine.
Dammi mille baci, poi cento
poi altri mille, poi ancora cento
poi altri mille, poi cento ancora.
Quindi, quando saremo stanchi di contarli,
continueremo a baciarci senza pensarci,
per non spaventarci e perché nessuno,
nessuno dei tanti che ci invidiano,
possa farci del male sapendo che si può,
coi baci, essere tanto felici.



Catullo

martedì 6 agosto 2013

anestesia

Esplodono microscopici errori. Capillari rotti, macchie blu. La pelle si rovina. 
Cerco il modo di anestetizzare la superficie del corpo
il mondo non può più entrare, non ho più spazio, la mia pelle è già tesa al limite, persino il sangue vuole uscire, si accumula in pozzanghere scure. 
Tappare ogni cosa, bocca, pupille, narici, niente sapori, niente luce, niente odori, per favore, non ho spazio, un solo altro dettaglio e uscirò da me, scoppierò fuori, il mondo mi butterà fuori dal mio stesso corpo  ..
Mi sto crepando e non ho idea
se cadranno pezzi di ceramica vecchia o ci sarà la carne viva, sotto, esposta alla luce.
Se filtrerà dentro un aria virulenta o sprigionerò da queste crepe un profumo un po' più dolce.
Devo solo aspettare, quest'attesa è paurosa, terrificante. Tutto è possibile, ma io non lo voglio. 
Mi accontenterei dei miei desideri.





lunedì 5 agosto 2013

Ho fame della tua bocca, della tua voce, dei tuoi 
                                                                                  capelli
e vado per le strade senza nutrirmi, silenzioso,
non mi sostiene il pane, l'alba mi sconvolge,
cerco il suono liquido dei tuoi piedi nel giorno.

Sono affamato del tuo riso che scorre,
delle tue mani color di furioso granaio,
ho fame della pallida pietra delle tue unghie,
voglio mangiare la tua pelle come mandorla intatta.

Voglio mangiare il fulmine bruciato nella tua 
                                                                                       bellezza,
il naso sovrano dell'aitante volto
voglio mangiare l'ombra fugace delle tue ciglia

e affamato vado e vengo annusando il crepuscolo,
cercandoti, cercando il tuo cuore caldo
come un puma nella solitudine di Quitratúe.


Pablo Neruda


mercoledì 31 luglio 2013

consacrarsi a un nano da giardino



Certo, vieni, io ti aspetto, non ho nessun altro desiderio. Mi preparo, mi specchio, mi profumo, mi agito, apro la porta, sbircio dalla finestra. Sei il fine, la fine, l'inizio, il tempo, lo spazio. Vieni, occupami, distraimi, concentrami, guariscimi. Ti aspetto, nient'altro, ti desidero da ogni nervo. Spengo il telefono, spengo la luce, spengo ogni cosa che distolga l'attenzione da te, dal pensiero di te, dalla tua forma che passa la soglia. Sei pura, incantata, fresca, sei il mio destino. Vieni.



giovedì 25 luglio 2013

Come sono fatta... ?
Non so dove ho certi nei, non me lo ricordo...
Forse ho bisogno di qualcuno che riesca
a
vedermi, in assenza di riflessi. A togliermi la pelle morta dalla schiena, a slacciarmi i vestiti da dietro, a passarmi la sciarpa attorno al collo... 
La mia schiena è quasi un mistero, conosco meglio quella degli altri.
Così il viso poche volte appare allo specchio, mentre osservo decine di facce...
I bambini che si guardano riflessi non sempre si riconoscono: chissà cosa provano nel momento in cui si rendono conto di essere se stessi!







mercoledì 17 luglio 2013

Uno strascico d’ansia mi perseguita. Ho fatto tutto, mi ripeto. Eppure la sensazione di aver lasciato qualcosa d’incompleto non svanisce. Sì, c’è un libro della biblioteca dimenticato, ma non può procurarmi tanto disordine. C’è un acquisto da fare, ma l’ho bene in mente e nemmeno lui può disturbarmi a tal punto. Non riesco a capire cosa manchi, cos’abbia dimenticato di così importante da tormentarmi anche se è sparito. Il mio cervello ha sicuramente registrato qualcosa, come un’immagine di cui ci si rende conto solo dopo tempo, quando è già fuori dal campo visivo. Può darsi sia solo una sensazione, reale quanto i miei incubi. Forse è solo la liberazione improvvisa da un impegno, o il cambiamento percepibile della mia vita di adesso. 
Ho una dannata paura di perdere tempo, e non so per cosa.


giovedì 11 luglio 2013

Nuda sei semplice come una delle tue mani,
liscia, terrestre, minima, rotonda, trasparente,
hai linee di luna, sentieri di mela,
nuda sei sottile come il grano nudo.
Nuda sei azzurra come la notte a Cuba,
hai rampicanti e stelle tra i capelli,
nuda sei enorme e gialla
come l'estate in una chiesa d'oro.
Nuda sei piccola come una delle tue unghie,
curva, sottile, rosea finché nasce il giorno
e t'addentri nel sotterraneo del mondo
come in una lunga galleria di vestiti e di lavori:
la tua chiarezza si spegne, si veste, si sfoglia
e di nuovo torna a essere una mano nuda.

Pablo Neruda





sabato 29 giugno 2013

Il mattino non mi libera gli occhi
La luce continua a ferirmi, le pupille due laghi
Sarà stanchezza o un mare di cattiveria
verso me stessa.
Il pensiero non fa che capriole
ha schiacciato tutta l'erba
ha confuso lo stomaco
ha incurvato le ossa.
La mano sotto la lente non strappa il bruciore, né lo addormenta.
Questa luce continua a ferirmi.



martedì 25 giugno 2013

sabato 22 giugno 2013

Giardino

Da piccola scorrevo le dita sui rametti della siepe e facevo saltare via le foglioline. Me ne sono ricordata stamattina, guardandola. Quando si ha sotto gli occhi qualcosa da una vita non la si vede quasi più. Mi sono accorta anche di quanto sia cresciuto il rosmarino, e delle belle di notte che stanno fiorendo. Sono davvero sempre state lì, ogni anno, da sempre? 
C'è un buco nel muro dal quale C. aveva strappato una piantina, mentre eravamo seduti sui gradini. Ci sono le scritte col gessetto bianco (non viene via con niente), per le quali ero stata sgridata tantissimo. C'è l'armadietto della nonna con il solito eterno odore di lucido per scarpe. 
Queste cose a cui non faccio più caso sono meravigliosamente sempre qui, fedeli e immutate. Ma darle per scontate mi spaventa, le rende così fragili... rende fragile me. Prego che mai a nessuno venga in mente di portarmele via.


mercoledì 19 giugno 2013

Nella soffitta infestata, ogni tanto, passa anche qualche meraviglia.




Grazie a Vania per l'immagine

martedì 11 giugno 2013

Tessuti

I muri ancora non si scaldano, solo i raggi dritti sulla pelle parlano di Primavera.
Nemmeno il cuore, o solo a tratti... Sempre un po' si rannuvola col pomeriggio. 
La luce filtra dalla finestra dentro il sangue. Vorrei si sprigionasse dalle pupille e dai capelli.




domenica 2 giugno 2013

Api

Tra gli animali che amo di più e ammiro. 
Hanno un'organizzazione assurda, producono miele, propoli, cera, trasportano l'amore nell'aria impollinando i fiori... E quegli esagoni di cera che compongono l'alveare sono assolutamente perfetti!!
Stupende. 



sabato 1 giugno 2013

Dippold, l'ottico

Che cosa vedete adesso?
Globi di rosso, giallo, porpora.
Un momento! E adesso?
Mio padre e mia madre e le mie sorelle.
Bene! E ora?
Cavalieri in armi, donne bellissime, visi delicati.
Provate questa.
Un campo di grano—una città.
Molto bene! E ora?
Una giovane donna e angeli chini su di lei.
Una lente più forte! E ora?
Molte donne dagli occhi luminosi e le labbra socchiuse.
Provate questa.
Un bicchiere su un tavolo, nient’altro.
Ah, capisco! Provate questa lente!
Solo uno spazio aperto—non vedo niente di particolare.
Bene, e ora!
Pini, un lago, un cielo d’estate.
Va meglio. E adesso?
Un libro.
Leggetemi una pagina.
Non posso. I miei occhi sono attratti oltre la pagina.
Provate questa lente.
Abissi d’aria.
Magnifico! E ora?
Luce, soltanto luce, che trasforma tutto il mondo sottostante in giocattolo.
Benissimo, faremo gli occhiali così.


Antologia Di Spoon River - Edgar Lee Masters




giovedì 30 maggio 2013

Piume

Questo splendido acchiappasogni mi ciondola sulla testa da anni e non funziona proprio.  (La rete trattiene gli incubi, le piume fanno scivolare i bei sogni...)
Da grande farò la strega.






mercoledì 29 maggio 2013


Tanti giorni, ahi tanti giorni

vedendoti sì ferma e vicina,

come lo pagherò, con che cosa?



La primavera sanguinaria

dei boschi s’è risvegliata,

escon le volpi dalle tane,

bevon le serpi la rugiada,

con te io vado tra le foglie,

tra i pini e in mezzo al silenzio

e mi chiedo se questa gioia

dovrò pagarla, come e quando.



Di tutte le cose che ho veduto

te voglio continuare a vedere,

di tutto ciò che ho toccato,

solo la tua pelle voglio toccare:

amo il tuo sorriso d’arancia,

mi piaci quando stai dormendo.



Che posso farci, amore, amata

non so come amino gli altri,

non so come prima si amarono,

vivo vedendoti e amandoti,

naturalmente innamorato.

Mi piaci ogni sera di più.



Dove sarà? – vado chiedendo

se i tuoi occhi scompaiono.

Come tarda! – penso e mi offendo.

Mi sento povero, sciocco e triste,

e arrivi e sei una raffica

che vola giù dai peschi.



Per questo ti amo e non per questo,

per tante cose e sì poche,

così dev'esser l'amore,


socchiuso e generale,

particolare e pauroso,

imbandierato e a lutto,

fiorito come le stelle

e smisurato come un bacio.



Pablo Neruda


sabato 18 maggio 2013

Polaroid

Ciao.
Oggi un tempo strano, patchwork di nuvole buche.
Mattina: la torta con la glassa fondente, i bambini, la crema del cappuccio, il libro in penombra, la risata mai sentita, le coccole, i cerchi colorati.
Pomeriggio: l'ombrello dimenticato, la preghiera ignorata, l'attesa, la doccia, le matite viola, l'abito stirato, la torta con la glassa fondente, la grandine sulla rete, i messaggi.
Sera: i pacchetti, l'alcool, gli amici, il vestito verde, le grida, il profumo, le scarpe, i commenti, gli sguardi, le risa, le canzoni, la macchina.

Uno scatto per te che non puoi abbracciarmi. 
Ciò che il mio corpo ha trattenuto e scorrerà nel materasso.
Uno scatto per te che non ci sei.




venerdì 10 maggio 2013

Stupri

Non mi piacciono le recensioni, le parafrasi, i quarti di copertina.

lunedì 6 maggio 2013

Avanzo a tentoni
Insicurezza ubriaca
Trasogno nebbiosa
Il polso afferrato
La voce che chiede
Ma dove vai?
Tra un sogno nebbioso
In sicurezza ubriaca.





Castaway on the moon 
mi è proprio piaciuto.




giovedì 2 maggio 2013

Cucu

(Aprile non c'è più)

La cassetta graffiata dei Pink ti aspetta.
Ti aspettano i biscotti della colazione, i cioccolatini.
Ti aspettano le foto appese.
Ovunque c'è spazio per le tue impronte, i tuoi passi, il tuo sguardo.
Ovunque aspetto, metto via, ti farò vedere...
Il bordo della tazza si prepara alle tue labbra
La maniglia al calore del tuo palmo...
"corri amore, corri amore".