lunedì 8 ottobre 2012

Sottovuoto


Mi sento in una scatola... "confezionata".Penso che dopo la laurea mi sentirò utile come una barbie nell'armadio. 
Vorrei andar via... a San Pietroburgo, imparare il russo, lavorare lì un anno e starmene al freddo lontano da quello che ho qua. Attualmente mi fa soffrire un po'. Mi sento così... inetta.
Vorrei davvero tanto andare lontano e starci. Soffrire un po' di nostalgia in qualche posto lontano e imparare a sopravvivere, lottare per guadagnarmi qualcosa, imparare una lingua e un modo di vivere.
Adesso qui mi sembra di scaldare solo la sedia, di aspettare che sia troppo tardi, di illudermi inutilmente fantasticando su un futuro che corre all'incontrario. Non è possibile svegliarsi al mattino e pensare "che palle". Non avere un buon motivo per alzarsi col sorriso e affrontare la giornata. Forse è un surplus di benessere, di pappa pronta. Forse ho bisogno di patire un po' sul serio, spaccarmi un attimo la schiena. Non è possibile sentirsi una schifezza e una nonna a ventun anni. Avrei così tante idee, ed energia, e voglia di lottare per qualcosa, ma non so dove incanalare questa forza, dove sbattere sta testa... Sta tutto in qualche pagina di word e in questo posto, che è diventato il mio secchio del vomito. Non va bene. A me non va bene.
Credo di valere qualcosa di più, e qui, così, non riesco a dimostrarlo. Non c'è cosa che mi faccia sentire piena, viva, soddisfatta. E' tutto così grigio, indefinito e indefinibile. Questo è un periodo realmente triste, evanescente. Tutti a dirmi che quando meno me lo aspetto capiterà l'imprevedibile. Sto smettendo di crederci a dire il vero. Aspetto e aspetto per natura e non so come si faccia a smettere, quando si sta così. Forse significa che ho ancora qualcosa a cui mi sto aggrappando, forse è quest'immaginazione che non mi molla, chiamiamola speranza (non c'è differenza).
Avrei tante cose da dire, ma ho anche così tanti principi che vengono da chissà dove e che mi frenano. Avrei un universo da condividere e sentimenti da spargere in giro come fossero semi... e mi sento chiusa in un barattolo, con un buchino microscopico che non mi fa crepare ma mi fa comunque respirare a fatica.
Dio, quanto vorrei andare e sbattere la porta. Ma ho persino paura che non se ne accorga nessuno.
Non sopporto più i complimenti, non riesco a credere che siano sinceri, sono continue paraculate di persone non in grado di scegliere, di dire la verità, di ammettere che stanno sbagliando. Sono stanca. Di interpretare, comprendere, accettare, giustificare. Mai qualcuno che dica la verità. 
Che rottura di coglioni.

2 commenti:

  1. " a volte è meglio sopravvivere che vivere"...cmq sai cosa? mi piace quello che scrivi: chi non si è sentito così almeno una volta ( alla settimana) nella vita?

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    1. Dici? Allora forse può essere consolante - non troppo comunque.
      Grazie per essere passato (non sarò mai fine come te!).

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