lunedì 29 ottobre 2012

La vita è molto più grande di una definizione, ma

partiamo dal presupposto che le parole esistono perché ognuna di esse ha un significato, e dal fatto che se esistono i sinonimi non è perché avanzavano delle lettere, ma perché ognuno di essi ha un senso diverso a seconda dell'uso che se ne fa.
Detto questo, resta da capire cosa ognuno di noi intenda realmente quando parla, cosa  spinge a scegliere quella parola piuttosto che un'altra. Troppe volte, secondo me, è solo imitazione, per non dire pigrizia. 
Oggi sono arrabbiata per questo fatto. La gente parla a sproposito.
Se dico a una persona che la amo, devo avere stampato in testa cosa significhi, e non è che sia poi tanto arbitrario. Stronzate i discorsi del tipo: l'amore è sofferenza. L'amore è amore, la sofferenza è sofferenza, la cattiveria è cattiveria, l'odio è odio. Mi son rotta di sentire che l'amore è questo e quello, e che comporta questo e quest'altro. Col cazzo che l'amore è altro da amore. 
Non sto banalizzando, siamo noi a volere le cose complicate, e a credere che il resto sia superficiale. La storia è semplice, e la noia è un altro problema!
(Domani avrò cambiato idea, ma questo è un altro discorso).




Garofano rosso e parole

"e niente di più."


domenica 28 ottobre 2012

Neve *.*


video


Com'è confortante!



Piove (ma qui mischia!)

Piove. È uno stillicidio
senza tonfi
di motorette o strilli
di bambini.

Piove
da un ciclo che non ha
nuvole.
Piove
sul nulla che si fa
in queste ore di sciopero
generale.

Piove
sulla tua tomba
a San Felice
a Ema
e la terra non trema
perché non c'è terremoto
né guerra.

Piove
non sulla favola bella
di lontane stagioni,
ma sulla cartella
esattoriale,
piove sugli ossi di seppia,
e sulla greppia nazionale.

Piove
sulla Gazzetta Ufficiale
qui dal balcone aperto,
piove sul Parlamento,
piove su via Solferino,
piove senza che il vento
smuova le carte.

Piove
in assenza di Ermione
se Dio vuole,
piove perché l'assenza
è universale
e se la terra non trema
è perché Arcetri a lei
non l'ha ordinato.

Piove sui nuovi epistèmi
del primate a due piedi,
sull'uomo indiato, sul cielo,
ottimizzato, sul ceffo
dei teologi in tuta
o paludati,
piove sul progresso
della contestazione,
piove sui works in regress,
piove
sui cipressi malati
del cimitero, sgocciola
sulla pubblica opinione.

Piove, ma dove appari
non è acqua né atmosfera,
piove perché se non sei
è solo la mancanza
e può affogare.


Montale.

venerdì 26 ottobre 2012

Che ridere non è mostrare i denti / ma accorgersi che esiste la bellezza





Il nostro viaggio è semplice e leggero,
sarà altrettanto facile inciampare:
succede a chi cammina e guarda il cielo. 


mercoledì 24 ottobre 2012

Stasera la certezza è che ogni verso arriverà esattamente dove vuole arrivare 
                              a scavarmi.





Ho sceso, dandoti il braccio, almeno un milione di scale
e ora che non ci sei è il vuoto ad ogni gradino.
Anche così è stato breve il nostro lungo viaggio.
Il mio dura tuttora, né più mi occorrono
le coincidenze, le prenotazioni,
le trappole, gli scorni di chi crede
che la realtà sia quella che si vede.

Ho sceso milioni di scale dandoti il braccio
non già perchè con quattr'occhi forse si vede di più.
Con te le ho scese perchè sapevo che di noi due
le sole vere pupille, sebbene tanto offuscate,
erano le tue.



Eugenio Montale

Eros e Thanatos


martedì 23 ottobre 2012

Diario di un pazzo

Fine di una giornata elefantesca. 
(Non penso di dormire comunque).
E da domani non si torna indietro...
A meno che
qualcuno mi rapisca.
...
Gogol' con testo a fronte:
non so ma sento che questo popolo mi è vicino.
E visto che le cose ritornano, anche questa tornerà. 
Promesso.
(A proposito di cose che mi fanno sentire realizzata).


lunedì 22 ottobre 2012

Sudore

Temo di essere inguaribilmente autolesionista.
Ho questo cervello che annichilisce qualsiasi tentativo di evasione, come  tenesse in ostaggio dei neuroni pronti a scapparmi fuori dalle orecchie. Il mio pensiero è a circuito chiuso, non c’è scampo. Un serpente che tenta di ingoiarsi la coda.
Direi che è sfinente.
Ma è per questo che la fatica fisica mi rinsavisce: non si spegne il cervello ma lavora in modo diverso. Più ossigenato, più concreto, più libero dai ristagni.
La parola stagno è veramente indicata. Il mio cervello è uno stagno!
Ma adesso sorrido, forse perché questa prospettiva... me la sono guadagnata.






sabato 20 ottobre 2012

Non mi tolgo dalla testa quella faccia, quel sorriso libero, sicuramente diverso dall’incerto sorriso di benvenuto. In quel momento eravamo sicuri di essere stati il meglio di noi stessi, ed è una sensazione rara, preziosa, oltre che fulminea.
Passiamo il resto del tempo a dare il meno peggio. 

mercoledì 17 ottobre 2012

Rifiuti


A quanto pare la notte se ne fotte altamente di che giornata abbia avuto. Arriva e la spegne. Anzi, arriva e si porta sempre ugualmente una valanga di sensazioni, che sono più o meno sempre le stesse. Non importa molto quanto tumultuoso o piatto sia stato il giorno: giro la chiave nella toppa ed è quella la sensazione che mi assale. Quella. Infame e identica a se stessa, sempre. La stessa che si annuncia quando resto con la macchina accesa in garage, per far finire la canzone o per tentare di cacciare l’avvisaglia di quel malessere che sta per assalirmi, che sta fuori dalla portiera ad aspettarmi, che conosco, ri-conosco, che odio, come fosse il demonio. Eppure la notte seduce, nonostante il suo carico d’angosce. Forse è proprio quello, i suoi miliardi di occhi luccicanti, nascosti tutto il giorno, che vogliono sfogarsi. E io li ascolto, per natura. Cosa volete che vi dica? Non che si aspettino delle risposte. Loro buttano soltanto giù roba, che puoi solo prendere in testa perché dopotutto sei un microbo soggetto a leggi come quella di gravità, un puntino pieno di domande inutili, che non hanno un senso paragonate all’immensità in cui si generano. Cose che sembrano spiccare il volo ma che tornano miseramente in terra, e ognuno se ne gira con la sua discarica intorno.
“E adesso?” E adesso niente, te le tieni, saranno sempre di più e ti arriveranno alla gola.
Potrebbe capitare che qualcuno passi e ti liberi la strada per un po’, se ne prenda qualcuna, ricicli qualche tuo brutto pensiero. Allora sì, lì riprendi a respirare, probabilmente illudendoti che quella persona sarà sempre lì a fare la raccolta differenziata delle tue paturnie. E’ una bella illusione, un bel modo di proseguire per qualche chilometro, anno, per una notte diversa da queste. La chiamano in un modo dolce e carico di speranze… ma la confondono anche, e spesso…    
col netturbino.




domenica 14 ottobre 2012

ed è ESATTAMENTE così. (Solo che non l'ho detto io).

"(...) Perchè io, al contrario delle persone come Ass, sono succube delle cose che penso. E magari le pensassi una volta per tutte. I miei pensieri vanno e vengono dalla mia testa con una libertà, una promiscuità, una tale ostinazione nell’impedirmi di prendere una sola decisione veramente convinta, che mi debilita avere a che fare con loro. Sono delle gran troie, questa è la verità.
Vorrei che la piantassero di usarmi come un albergo, farsi consolare e assistere dopo che se ne sono andati a combinare cazzate in giro. Che una buona volta si accontentassero del titolare e mi restassero fedeli.
Se dovessi indicare il principale dei miei difetti, quello di cui più avverto la ricorrenza nei rapporti che instauro con gli altri, direi che è la mia tendenza a rimuginare. Io rimugino tantissimo. Quando cammino. Quando lavoro. Quando mi diverto. Quando mi compiango. Quando faccio l’amore. Soprattutto quando non lo faccio (che poi, se uno ci pensa, rimuginare è un’attività da psicopatici. Perchè si rimugina sull’accaduto, e l’accaduto – come dice la parola stessa – è già accaduto. Per cui è chiaro che affliggersi su faccende insuscettibili di modifica è un piacere morboso, una necrofilia intellettuale, una pratica masochista).
Bene, io faccio di peggio: a volte mi lascio prendere così tanto dai rimuginamenti che addirittura scrivo. Riempio cartelle Word nella speranza di trovare le parole giuste per fissare un punto di vista e tendenzialmente non cambiarlo più. Faccio notte, quando proprio mi fisso. E poi mi dico: “Ma sei scemo, cosa devi scrivere, un libro?”.
Certe notti, come dice il famoso cantante, mi sembra di approdare a delle conclusioni, come dire, di interesse pubblico, e vado a dormire soddisfatto.
Poi, dopo un paio di giorni, quando le mie opinioni ricominciano a vacillare, riaccendo il computer, apro il file Rim.doc, rileggo, e non trovo una sola frase che mi convinca. Mi sembra tutto combinato, fasullo. Effetto bilancio (se sapessi leggere un bilancio). Con le frasi-tubo avvitate una all'altra per farle stare insieme e formare un impianto, invece di lasciarle libere e andare per i fatti loro e ognuna con la sua forma, come i ramoscelli di una pianta, non so se mi spiego (...)."

Diego De Silva - Mia suocera beve
(bellissimo, il libro).

sabato 13 ottobre 2012

Il fiume dei profumi

Passeggiando, per qualche motivo avevo in mente questa canzone. 
Calpestavo le foglie secche e me la cantavo nella testa...  scena veramente commovente :)
Mi piace molto.

video






giovedì 11 ottobre 2012

Io non capisco la gente...che non ci piacciono i fichi

Acclarato che Francesco sia uno dei miei uomini preferiti.
(Uno dei tanti perduti uomini della mia vita, insieme a Roberto ;)
In ogni caso la mia versione CD, con lui ubriaco, è stupefacente (questa chitarra è orrrrrrrendamente scordata!) ... introvabile su youtube!
:)


Io però son sempre preda di pensieri lubrichi.
(... Finirò sotto a un camions di fichi)


martedì 9 ottobre 2012

lunedì 8 ottobre 2012

Sottovuoto


Mi sento in una scatola... "confezionata".Penso che dopo la laurea mi sentirò utile come una barbie nell'armadio. 
Vorrei andar via... a San Pietroburgo, imparare il russo, lavorare lì un anno e starmene al freddo lontano da quello che ho qua. Attualmente mi fa soffrire un po'. Mi sento così... inetta.
Vorrei davvero tanto andare lontano e starci. Soffrire un po' di nostalgia in qualche posto lontano e imparare a sopravvivere, lottare per guadagnarmi qualcosa, imparare una lingua e un modo di vivere.
Adesso qui mi sembra di scaldare solo la sedia, di aspettare che sia troppo tardi, di illudermi inutilmente fantasticando su un futuro che corre all'incontrario. Non è possibile svegliarsi al mattino e pensare "che palle". Non avere un buon motivo per alzarsi col sorriso e affrontare la giornata. Forse è un surplus di benessere, di pappa pronta. Forse ho bisogno di patire un po' sul serio, spaccarmi un attimo la schiena. Non è possibile sentirsi una schifezza e una nonna a ventun anni. Avrei così tante idee, ed energia, e voglia di lottare per qualcosa, ma non so dove incanalare questa forza, dove sbattere sta testa... Sta tutto in qualche pagina di word e in questo posto, che è diventato il mio secchio del vomito. Non va bene. A me non va bene.
Credo di valere qualcosa di più, e qui, così, non riesco a dimostrarlo. Non c'è cosa che mi faccia sentire piena, viva, soddisfatta. E' tutto così grigio, indefinito e indefinibile. Questo è un periodo realmente triste, evanescente. Tutti a dirmi che quando meno me lo aspetto capiterà l'imprevedibile. Sto smettendo di crederci a dire il vero. Aspetto e aspetto per natura e non so come si faccia a smettere, quando si sta così. Forse significa che ho ancora qualcosa a cui mi sto aggrappando, forse è quest'immaginazione che non mi molla, chiamiamola speranza (non c'è differenza).
Avrei tante cose da dire, ma ho anche così tanti principi che vengono da chissà dove e che mi frenano. Avrei un universo da condividere e sentimenti da spargere in giro come fossero semi... e mi sento chiusa in un barattolo, con un buchino microscopico che non mi fa crepare ma mi fa comunque respirare a fatica.
Dio, quanto vorrei andare e sbattere la porta. Ma ho persino paura che non se ne accorga nessuno.
Non sopporto più i complimenti, non riesco a credere che siano sinceri, sono continue paraculate di persone non in grado di scegliere, di dire la verità, di ammettere che stanno sbagliando. Sono stanca. Di interpretare, comprendere, accettare, giustificare. Mai qualcuno che dica la verità. 
Che rottura di coglioni.

sabato 6 ottobre 2012

EgocentricaMente

Bih, che camurria!
(Settimana un po' di merda).
Avrei bisogno di: mare. O comunque acqua da guardare, sciabordio di onde, cose così.
Avrei bisogno di: coccole. Cioccolatini, fiori, grattini, fusa, mani calde, cose così.
Avrei bisogno di: aver finito la tesi, fancazzismo, noia, guardare il soffitto, cose così.
Avrei bisogno di: guarire da questa broncopolmo che mi reclude, uscire, camminare, sudare, cose così.
Avrei bisogno di: perdere cinque chili in una notte, che mi ricrescessero i capelli, una pelle perfetta, cose così.
Avrei bisogno di: un iphone e cose così.
Avrei bisogno di: sapere se è scoppiata una guerra per cui tutti i maschi tra i 25 e i 30 sono arruolati a centinaia di chilometri da qui, e altre cose così.
Avrei bisogno di: vestiti, scarpe, borse, sciarpe, stivali nuovi, un armadio per contenerli, cose così.
Avrei bisogno di: un rossetto di un colore che ho in testa e cose così.
Avrei bisogno di: carattere e cose così.
Avrei bisogno di: una birreria vicino casa e cose così.
Avrei bisogno di: Eros che vive in casa mia e cose così.
Avrei bisogno di: Lenny Kravitz e se c'è qualcun altro così.
Avrei bisogno di: far saltare il ripetitore per non far vedere il derby a Marco e molte cose così + che il Milan perda miseramente.
Avrei bisogno di: mandare un po' di vaffanculi e cose così.
Avrei bisogno di: una teglia di tiramisù senza calorie e cose così.
Avrei bisogno di: togliermi l'immondizia dalla testa e cose così.
Avrei bisogno di: un viaggio in Russia e cose così.
Avrei bisogno di: soldi da spendere da buona occidentale consumista e cose così.
Avrei bisogno di: sapere se sto bene e cose così.
Avrei bisogno di: un attimo di estasi profonda e cose così.
Avrei bisogno di: un santo protettore e cose così.
Avrei bisogno di: un lavoro e cose così.
Avrei bisogno di: sapere di avere delle qualità e cose così.
Avrei bisogno di: innamorarmi e cose così.
Avrei bisogno di: la pizza di quella santa di mia madre e cose così.
Avrei bisogno di: qualcuno con cui guardare Charlie Chaplin tutta la notte e cose così.
Avrei bisogno di: te e cose così.
Avrei bisogno di: raddrizzarmi un dente e cose così.
Avrei bisogno di: un tecnico del computer non ubriaco e cose così.
Avrei bisogno di: eliminare gli adolescenti e cose così.
Avrei bisogno di: fare qualcosa di utile nella vita e cose così.
Avrei bisogno di: dire quello che penso e cose così.
Avrei bisogno di: spazio e cose così.
Avrei bisogno di: un pazzo che si innamori di me e cose così.
Avrei bisogno di: una valanga di culo e cose così.
Avrei bisogno di: aver fatto equitazione da piccola e cose così.
Avrei bisogno di: certezze e cose così.
Avrei bisogno di: poter tornare in via Eustachi e cose così.
Avrei bisogno di: un lettore mp3 un po' più capiente e cose così.
Avrei bisogno di: un attacco usb nella testa e cose così.
Avrei bisogno di: non aver buttato via tempo e cose così.
Avrei bisogno di: ventidue euro e cose così.
Avrei bisogno di: un po' più di tette e cose così.
Avrei bisogno di: farmi i cazzi miei e cose così.
Avrei bisogno di: tutto e cose così.