lunedì 10 settembre 2012

Flusso di coscienza


Assente, dice lo stato di Skype, mai fu più azzeccato, io sono
 assente
nuvoletta arancione.
Ho un problema con questi gradini
troppo stretti per farli in due passi
troppo larghi per farli con uno
è sempre 
una doppia fatica
una distanza innaturale.
Perché certa gente non riesce a stare un minuto da sola? Secondo me ha paura di se stessa, di ascoltarsi per più di dieci secondi. Mentre io abbraccio qualsiasi angolo di solitudine come fossero gli angoli di una tovaglia, cerco di stenderli bene, li allargo, li sformo… sbaglio a chiamarla solitudine, è solo silenzio, e giocare col gatto, e mangiare prima il dolce… E mai che capitino. Capitano solo quelli
in cui sei obbligato da un milione di persone a parlare, e a lasciar stare il gatto, e a cominciare dal primo
mentre dentro ti senti solo da far schifo.
Mi è venuta in mente la storia di Sid Vicious e Nancy. Dove cavolo l’avevo già letta? Le cose ritornano sempre, sempre. E com’ero rimasta allora ci rimango adesso. Se solo riuscissi a ricordarmi dove, e quando… anche se non ha molta importanza.
Che stufata, le relazioni, che complessità inutili. Quanti problemi, dove basterebbe una scodella di latte caldo e dei panni da annusare per addormentarsi. Che paranoie del cazzo, e strategie...  Che idioti. 
Comunque…  Apparentemente assente. 
Ed è bello come il contatto fisico influenzi il contatto mentale. Se non hai mai toccato una persona difficilmente riuscirai ad essere in sintonia con lei… il corpo sa molte cose, a volte butta giù dei muri enormi. Dopo aver abbracciato qualcuno ti ci senti più vicino, ci parli meglio. E’ come se conoscendo il calore e la forma del suo corpo riuscissi ad arrivare anche all’anima.
Il cane non mi segue. Provo una sensazione di angosciante abbandono: se non mi segue neanche lui sono andata.
Il gatto però mi lecca le dita…
Vorrei capire com’è che le stelle stanno appese in aria a bruciare.



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