sabato 29 settembre 2012

Cassetti a cui non_


Mi sono seduta dalla tua parte di panchina, per provare ad afferrare il tuo punto di vista. Per sentire come appoggi il sedere, per voltarmi dalla mia parte e capire cosa c’è dietro di me quando mi guardi. Sono stata lì e mi sentivo fuori posto, volevo scivolare a sinistra...  Pochi  centimetri di prospettiva, ma credo di aver capito. 



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martedì 25 settembre 2012

38,qualcosa

In questi giorni febbricitanti (devo scrivere guardando il meno possibile lo schermo) ho gli occhi in fiamme, e la fronte e le guance su cui si potrebbe cuocere un'omelette (parola che attualmente mi rivolta lo stomaco).
Il punto, è che in questo delirio focoso penso tanto che vorrei un cantastorie. Uno seduto con me sul divano, che mentre tengo gli occhi chiusi mi racconti cose che devo sapere, storielle, pezzi dei miei libri di studio, cose che faccio fatica a leggere. Sforzo disumano scorrere le pagine, il movimento degli occhi è un giro di montagne russe a ogni riga. Ma voglio rendervi partecipi, anche perché mi rompo veramente le palle a non fare altro che ingollare tachipirine. Il cantastorie sarebbe perfetto, che ogni tanto mi baci la fronte con le sue labbra fresche...
Sono incandescente. Un rottame a cui hanno dato fuoco per scherzo. Assurdo, qualche grado in più ed è il caos totale! Come siamo poco credibili.
Comunque, sono giunta a questo punto: fottiti, virus o batterio che sei, se il mio corpo si incazza ancora un po' finisce che ti carbonizza, per cui mi fido di lui. Scommetto che il paracetamolo per te è il miglior dessert possibile. Ebbene io resisto! (Per adesso, poi vediamo...)

Mamma diceva sempre (da leggere alla Forrest Gump): "quando hai la febbre, straparli".


lunedì 24 settembre 2012

Spesso il male di vivere ho incontrato:
era il rivo strozzato che gorgoglia,
era l'incartocciarsi della foglia
riarsa, era il cavallo stramazzato.

Bene non seppi, fuori del prodigio
che schiude la divina Indifferenza:
era la statua nella sonnolenza
del meriggio, e la nuvola, e il falco alto levato.

Eugenio Montale


sabato 22 settembre 2012

Il giardino segreto

Mi piacciono gli edifici diroccati. Mi attrae la vita che c'è stata dentro e che ora può uscire dal tetto e dai vetri rotti. L'erba che cresce nel pavimento (se non addirittura delle piante intere), le cose lasciate lì. 
E' malinconico pensare che può esserci passata una famiglia, un amore... e che ora crolla tutto. Sarà finito anche quello?
Ho sempre voglia di entrarci, magari scoprire che qualcuno ha lasciato lì qualcosa, nella fretta di andare... un orecchino, una scatola... Un segno sul muro, di una moglie che tirava le stoviglie al marito. Le molle di un letto su cui è stato fatto l'amore centinaia di volte. Un biglietto della spesa, una cartolina, una foto... 
E mi piacciono i giardini incolti, dimenticati che hanno queste case. Intrichi di rovi e di ortiche, alberi da frutta. E i cancelli che li circondano (devi trovare l'entrata, la chiave).
Ricordo di aver letto "Il giardino segreto" in un giorno, forse uno dei primi romanzi che ho mai avuto in mano. E di aver pianto guardando il film, delle scene ancora impresse nella mente. 
Che meraviglia.




venerdì 21 settembre 2012

Vertigini

«C'è intorno una tale quiete che quasi si può udire
il tintinnare di un cucchiaino che cade in Finlandia.»


mercoledì 19 settembre 2012

Scegli immagine


I social network mi danno sempre da pensare. La cosa che più mi incanta è la foto che si sceglie per il profilo: dice sempre qualcosa. O dà un'informazione circa una specifica cosa della vita che vuoi far sapere: "hey sono fidanzata!", "hey ho un cane che adoro!", "hey vado al mare!", "hey porto gli ultimi rayban!", "hey faccio sci nautico!"  oppure mira a creare una falsa identità che non corrisponde al vero, tipo foto che riguardano un evento (abito di seta, tacco 12, giacca e cravatta), foto in cui sei venuto miracolosamente bene tanto che non sembri tu, foto di situazioni particolari che non si ripeteranno, come a dire "hey, questa è la mia vita di tutti i giorni!". 
Credo la ragione stia nel voler essere costantemente "socialmente accettabili", e ci sembra che il modo giusto per farlo sia ostentare stravaganze o pezzi di vita estranei alla nostra quotidianità. Sono rare le foto profilo in cui qualcuno è normale, per come lo vedi per strada. La foto vuole dire "oh, io sono diverso" "Io sono quello che vedi qui".
E' bello diventare qualcun altro, a volte è salvifico, a volte indispensabile... indiscutibilmente pericoloso.




domenica 16 settembre 2012

Strappi

(Maledico certe idee che ho. Ma poi, passata la paura, al tavolo con la mia tazza di tisana, sembra già tutto lontano).

Certe volte non posso proprio fare a meno di pensare di essere un disastro. Su ogni fronte.



mercoledì 12 settembre 2012

2B


Temperare una 2B è qualcosa di stupendo. Usarla, il paradiso.
E’ così morbida, dio mio, che il foglio sembra volersela mangiare tutta. Farla scorrere è un magnifico amplesso punta-carta. Ha un odore micidiale, ci si sentono dentro i millenni della grafite… 
A me vien voglia di morderla: sfumature.
La mia mano passa sopra a tutto quello che scrive e se lo porta dietro. Ho tutto impresso due volte, sul foglio e sul dorso. 
La 2B sfuma via, si fa nebbiolina, tratto, diventa aura, alone... ma sa anche essere solco indelebile. 
Ti adoro, matitina, anche se dopo un po’ te ne vai. Anzi, ti adoro per quello, perché sei bella e incantevole, come dice Hesse. 



lunedì 10 settembre 2012

Flusso di coscienza


Assente, dice lo stato di Skype, mai fu più azzeccato, io sono
 assente
nuvoletta arancione.
Ho un problema con questi gradini
troppo stretti per farli in due passi
troppo larghi per farli con uno
è sempre 
una doppia fatica
una distanza innaturale.
Perché certa gente non riesce a stare un minuto da sola? Secondo me ha paura di se stessa, di ascoltarsi per più di dieci secondi. Mentre io abbraccio qualsiasi angolo di solitudine come fossero gli angoli di una tovaglia, cerco di stenderli bene, li allargo, li sformo… sbaglio a chiamarla solitudine, è solo silenzio, e giocare col gatto, e mangiare prima il dolce… E mai che capitino. Capitano solo quelli
in cui sei obbligato da un milione di persone a parlare, e a lasciar stare il gatto, e a cominciare dal primo
mentre dentro ti senti solo da far schifo.
Mi è venuta in mente la storia di Sid Vicious e Nancy. Dove cavolo l’avevo già letta? Le cose ritornano sempre, sempre. E com’ero rimasta allora ci rimango adesso. Se solo riuscissi a ricordarmi dove, e quando… anche se non ha molta importanza.
Che stufata, le relazioni, che complessità inutili. Quanti problemi, dove basterebbe una scodella di latte caldo e dei panni da annusare per addormentarsi. Che paranoie del cazzo, e strategie...  Che idioti. 
Comunque…  Apparentemente assente. 
Ed è bello come il contatto fisico influenzi il contatto mentale. Se non hai mai toccato una persona difficilmente riuscirai ad essere in sintonia con lei… il corpo sa molte cose, a volte butta giù dei muri enormi. Dopo aver abbracciato qualcuno ti ci senti più vicino, ci parli meglio. E’ come se conoscendo il calore e la forma del suo corpo riuscissi ad arrivare anche all’anima.
Il cane non mi segue. Provo una sensazione di angosciante abbandono: se non mi segue neanche lui sono andata.
Il gatto però mi lecca le dita…
Vorrei capire com’è che le stelle stanno appese in aria a bruciare.



giovedì 6 settembre 2012

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Penso alle mani di mia nonna.
Al loro ruvido calore, estate o inverno che fosse. Provo a respirarle. Prima che sapessero di analgesico profumavano di basilico e pomodoro. 
Penso al giorno in cui i farmaci riuscirono a stordirla, a paralizzarla, a renderla una maschera oscena incapace di chiudere la bocca. Ero certa che stesse morendo, che la sua mano nella mia si sarebbe raffreddata. Ero certa che sarebbe rimasta lì storta sul suo divano per sempre. 
Non pensavo potesse esserci di peggio. 
Il peggio ci fu. Fu quella stanza disinfettata e il viola dei suoi lividi. Furono i buchi nelle braccia, fu la sua vigile assenza. Fu la violenza di quel ferro nella gamba, furono i suoi occhi pazzi. 
Fu la frenesia. 
Volevo urlare di fermarsi, a tutti, e vivere quei sordi momenti con consapevolezza. E invece correvano. Correvano, non avevano capito. Lei, più di tutti, correva a casa immaginando di riaverla. 
Desiderai che si spegnesse. 
Non sopportavo quel respiro che sembrava una preghiera. Non sopportavo quelle braccia. Non sopportavo i suoi capelli bianchi che crescevano. Non sopportavo la follia che aveva negli occhi. Non sopportavo quella magrezza. 
Niente mi faceva credere che stesse vivendo, piansi tutto in quei giorni. Non ebbi niente da versare sulla sua tomba. 
Ora piango quel che di lei si vuole dimenticare. Quell’armadio rotto. I cuscini. Le decine di orribili soprammobili di ceramica. Fanno schifo, cazzo, ma dentro c’è lei. Sono bellissimi. 
Vorrei tanto credere in qualcosa che non posso toccare, nonna, e non avere paura di buttare via tutti quei soprammobili. 
... Puoi sentirmi?

sabato 1 settembre 2012

L'anima brucia / più di quanto illumini




Lui è qua, falsità come radioattività 
Che mentre c'è da osare 
Uccide lo spettacolo carnale 

E l'anima brucia più di quanto illumini 

Ma è un addestramento mentre attendo 

Che io m'accorga che so respirare,
Che sei il mio sovversivo 
Mio sovversivo amore.
Non c'è torto o ragione 
E' il naturale processo di eliminazione 

Forse se, forse se, porta ad esitare 
Io vengo dall'errore, uno solo 
Del tutto inadatto al volo.
E anche se vedo il buio, così chiaramente 
Io penso la bugia affascinante 

E non mi accorgo che so respirare,
Che sei il mio sovversivo 
Mio sovversivo amore.
Non c'è torto o ragione 
E' il naturale processo di eliminazione.

Lui è qua, lui è qua come radioattività 
Che mentre c'è da osare, 
Uccide lo spettacolo carnale 

Cinque pianeti, tutti nel tuo segno 
Il fallimento è un grembo e io ti attendo 

Mentre ti scordi che puoi respirare 


Che sono il sovversivo 
Tuo sovversivo amore.
Non c'è torto o ragione 
E' il naturale processo di eliminazione.




Afterhours - Dentro Marilyn (cantata da Mina)