sabato 28 luglio 2012

Di nuovo, sei
l'ortica bagnata.
Il vapore dalla bocca d'inverno, 
un secchio d'acqua calda.
Credevo il bello e l'incantevole che fugge
ma nulla è bello né incantevole 
quanto il rimanere, il sapere, il conoscere.
Questo non è tempo, è solo spazio. Le parole svaniscono come scosse elettriche
impossibili da rincorrere. Ci è dato solo di condurle, con corpi di legno.
Io le perdo, tu le perdi. 
Ci sarà una falda sotterranea, un pozzo di pensieri smarriti, dove tutte si accumulano
dal quale non possiamo attingere.









2 commenti:

  1. Bello!!!

    Grazie mille per il commento, CIAO!!!

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  2. Ad esempio, le prime quattro righe mi affascinano, così come il corpo umano conduttore di parole elettriche, che si disperdono con lo scarico a terra. Mi chiedo: se non ci fosse, rimarremmo folgorati? E quando,e come accade...visto che a volte folgorati ci rimaniamo davvero? Forse potresti spiegarlo tu, con una delle tue poesie, mentre appoggi il viso al vetro dell'autobus, e guardi il mondo passare - e cerchi, come fai sempre, di tradurlo in (di)segni matematici.

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