martedì 13 marzo 2012

In bilico




Dipendere.
E’ un meccanismo terribilmente affascinante.
Implica incontro, reazione, ricerca.
Il nostro comportamento è per questo verso tanto semplice… e allo stesso tempo complicato e assurdo, se ci si sofferma.
Corpo e psiche in perfetta soluzione. Nessun residuo, nessuna bolla, nessuno sbavo. Viaggiano insieme. Così la mia ansia ora si placa nel gesto dello scrivere, e ancora saprei aggirarla con gesti come portare qualcosa alla bocca (fumo, un the), ricevere un messaggio, leggere..
Il nostro corpo  - il nostro cervello – ha compreso: ad un’ azione corrisponde una reazione. Ne ha registrato gli esiti, i mezzi, e implacabile chiede e pretende.
Così non posso fare a meno di un caffè dopo pranzo, di una colonna sonora, di un libro addosso.
E ad ogni stato mentale ne corrisponde uno fisico, altrettanto potente. Il ritmo del battito cardiaco, l’ idea di riuscire a prendere sonno.
Va a finire che il corpo fa da solo, fa anche per la mente. (Ma si possono disgiungere? In quale luogo?).
Non so bene dove sia il confine, se esiste. La necessità di compiere un gesto non è definibile.
Si potrebbe formulare nel desiderio: voglio quella cosa, o siamo già oltre, voglio quella cosa perché so che produrrà altro ?
Forse: il corpo pretende un effetto, la mente un mezzo.
In ogni caso, smettere diventa faticoso. Implica ri-addomesticare mente e corpo a non-volere. Associare il male al mezzo, mentre si tende a ricordare solo il momentaneo intenso benessere.
Infame memoria!
Quante dipendenze abbiamo. Forse nello specifico riusciamo a rimpiazzarle, ci impegniamo per camminare sul bordo come in questo momento. Chissà. Non sarà meno autentico il sotterfugio, ma forse un po’ meno pericoloso.


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