sabato 31 marzo 2012



Quasi mai la bellezza ha a che fare con il senso.
Ma forse amare è proprio non sapersi spiegare il perché.






giovedì 29 marzo 2012

antidoto



Distratta, 
il temporale mi sorprende.
Strofino contro i muri come un gatto randagio, mi ammalo in questa strada.
Bruciano le tempie nella febbre, prima dell' incubo sovvengono 
il colore dei tuoi occhi,
l' odore di sciroppo.


martedì 27 marzo 2012




" ... Qualche volta sono gli alberi d' Africa a chiamare ... "




sabato 24 marzo 2012

notti



Riappaio.
Nero sul cotone, un mucchio di vestiti alle caviglie.
Ci siamo mai incontrati 

prima del tramonto?
Forse, sfiorati appena e inconsapevoli, nella fantasia.


mercoledì 21 marzo 2012

Farfalle

Pubblico questa poesia di Tonino Guerra, morto oggi.
Non lo conoscevo, ma queste righe che mi hanno commossa sono degne di essere lette.




La Farfàla

Cuntént própri cuntént
a sò stè una masa ad vólti tla vóita
mó piò di tótt quant ch'i m'a liberè
in Germania
ch'a m sò mèss a guardè una farfàla
sénza la vòia ad magnèla. 


La Farfalla 

Contento proprio contento
sono stato molte volte nella vita
ma più di tutte quando mi hanno liberato
in Germania
che mi sono messo a guardare una farfalla
senza la voglia di mangiarla. 






Buona Primavera.

vetri


Sono io?
Rifletto, mi rifletto, in questo vetro sporco.
Esci piano, fumo. Voglio che mi bruci bene la gola.
Questo sapore infondo mi disgusta… Quand’è che ho cominciato?
Lei, mi guardava.
Entra veloce, fumo. Fino in fondo. La forza che resta in questi polmoni la voglio tenere per vedere la brace accendersi.
Che schifo…
Smetto di respirare. 
I suoi occhi, addosso.
Le giornate si allungano e non so come abbassare questa luce.
La camicia ormai sa di carta bruciata, ho la cenere sulle scarpe... Queste scarpe. Le odio.
Chiudo gli occhi... La città ha sempre lo stesso odore.
Le sue mani, vive.
Sento l’ ufficio, nel cervello. Gli squilli, lo sfarfallio dei computer, i neon. Non sopporto quel posto, il caffè, l’alcool che usa la donna delle pulizie.
Starei qui tutto il giorno, questo marciapiede di merda, l’autobus acceso…
I suoi capelli, i suoi passi.
Dove sarà?
Ma devo andare, aspettano me.
Un mozzicone sull’ asfalto
è tutto quello che resta.

domenica 18 marzo 2012

giovedì 15 marzo 2012

realwhenshared


Mi sorprendo a difendermi dalla bellezza.
Il cielo è troppo limpido, la temperatura troppo mite, questa canzone troppo bella...
Certi giorni non ho abbastanza occhi, né un’ anima tanto grande, per contenerla tutta.
E’ faticoso sopportarla da soli. 
E’ faticoso non urlare a chi vorremmo
di venire a guardarla.







mercoledì 14 marzo 2012

Milano


Maledetta donna, seduce e abbandona senza pietà.
Arriva a farti urlare, imprecare, piangere. Ti fa scoppiare il cervello.
E’ violenta, vanitosa, aggressiva…  
.. dannatamente bella.
La guardo come si guarda un bambino che ha appena combinato un disastro. Come un vecchio amore.
Se ne sta lì, con le sue trecce liberty, vicoletti inaspettati, certe isole silenziose.
Ancora prima di dire “ ti lascio ”,  mi sta già mancando.
M’arrabbio perché so che l’abbandonerò. Non è per me questa pianura, questo rumore incessante, non è per me abituarmici.
Ma quella piazza… E il diventare invisibile, certe mattine, nel fiume di anime che scorre… E il colore che vedo dalla finestra…
Per non parlare di questa stanza. La porta, i letti, il pavimento. Le telefonate che ci sono state.
Questo soffitto. Le ore che ho passato a fissarlo. Non è un soffitto qualunque… ha assorbito tanti di quei pensieri che si sta crepando…
Dannazione, stronza, adesso mi fai commuovere. 
Non avrei dovuto cedere a tutte quelle moine che fai agli orfani. E adesso? Adesso ti guardo negli occhi e poi me ne andrò. 
Naturalmente, sbattendo la porta.

martedì 13 marzo 2012

In bilico




Dipendere.
E’ un meccanismo terribilmente affascinante.
Implica incontro, reazione, ricerca.
Il nostro comportamento è per questo verso tanto semplice… e allo stesso tempo complicato e assurdo, se ci si sofferma.
Corpo e psiche in perfetta soluzione. Nessun residuo, nessuna bolla, nessuno sbavo. Viaggiano insieme. Così la mia ansia ora si placa nel gesto dello scrivere, e ancora saprei aggirarla con gesti come portare qualcosa alla bocca (fumo, un the), ricevere un messaggio, leggere..
Il nostro corpo  - il nostro cervello – ha compreso: ad un’ azione corrisponde una reazione. Ne ha registrato gli esiti, i mezzi, e implacabile chiede e pretende.
Così non posso fare a meno di un caffè dopo pranzo, di una colonna sonora, di un libro addosso.
E ad ogni stato mentale ne corrisponde uno fisico, altrettanto potente. Il ritmo del battito cardiaco, l’ idea di riuscire a prendere sonno.
Va a finire che il corpo fa da solo, fa anche per la mente. (Ma si possono disgiungere? In quale luogo?).
Non so bene dove sia il confine, se esiste. La necessità di compiere un gesto non è definibile.
Si potrebbe formulare nel desiderio: voglio quella cosa, o siamo già oltre, voglio quella cosa perché so che produrrà altro ?
Forse: il corpo pretende un effetto, la mente un mezzo.
In ogni caso, smettere diventa faticoso. Implica ri-addomesticare mente e corpo a non-volere. Associare il male al mezzo, mentre si tende a ricordare solo il momentaneo intenso benessere.
Infame memoria!
Quante dipendenze abbiamo. Forse nello specifico riusciamo a rimpiazzarle, ci impegniamo per camminare sul bordo come in questo momento. Chissà. Non sarà meno autentico il sotterfugio, ma forse un po’ meno pericoloso.


lunedì 12 marzo 2012

indie




La geografia del tuo corpo richiama
il mio dito a scorrere
l’arcipelago della tua pelle.
Terra emersa, abisso.
l’America si disegna mentre navigo.
Il tuo ombelico è un buco nel Messico,
cinquanta stati misurano il tuo petto.
Il mio abbraccio ti stringe,
equatoriale.
Non esistono stagioni nella mia mano.
Fredde le terre della tua testa e dei piedi,
autunnale e un poco verde la patria che da me ti separa.
Ma sono qui,
dove l’ America sbiadisce
aggrappata a Cuba.
Galleggiamo in questo Oceano
lasciamoci scoprire dall’ avventuriero ignaro.
Ridiamo, nuovi,
delle navi che affondano.